Artista del mese: Giorgio de Chirico

Ogni mese proponiamo un focus su un protagonista del disegno italiano e delle pubblicazioni La Scaletta. Questo mese parleremo di Giorgio de Chirico.

 

PREMESSA DECALOGO (PROBABILE) PER COMPRENDERE DE CHIRICO

 

 

1. De Chirico è un pittore antico.

 

Non perchè l’abbia rivendicato in quel lontano dopoguerra di ritorni all’ordine («Pictor classicus sum») ma perchè bisogna guardare un suo quadro (e quindi studiarlo) come si analizza Caravaggio o Botticelli. Un suo quadro non è oggetto seriale ma un soggetto attivo che si collega ad altri e dal rapporto storico acquista il vero valore. Lo studioso ideale di de Chirico dovrebbe quindi avere quella metodologia scaltrita (occhio del conoscitore, iconologia, psicologia della forma, coscienza storica) che si richiede a uno storico dell’arte antica.

Dama del Rinascimento, 1948,guazzo,23×17,5cm. Pubblicazioni:Il Disegno Italiano 26, Edizioni La Scaletta 2007

 

2. De Chirico è (almeno) 12 pittori.

 

Tutti siamo abituati all’artista ‘900 che mette a punto un suo stile e poi, per tutta la vita, declina quella squisita etichetta in merci perfettibili (al massimo, troviamo un periodo di apprendistato, uno maturo, uno di decadenza). Dall’origine alla morte, de Chirico matura stili diversi ma con lo stesso metodo. Potrà anche verificarsi che uno spettatore (studioso o amatore) ami uno solo dei suoi periodi, ma non per questo dovrà legiferare su morti presunte. Esiste difatti un apprendistato «tedesco» / la scoperta della metafisica e la sua maturazione (Firenze – Parigi 1910-15) / l’affermazione della metafisica (Ferrara 1915-18) / il periodo classico di «Valori Plastici» (1918-22) / il periodo romantico (1923-24) / il periodo di crisi dopo la fondazione del Surrealismo (1925) /il felicissimo momento di Parigi e le nuove mitologie (1926-30) / il periodo renoiriano, classico e monumentale (1930-35) / le nuove visioni (tipo «I bagni misteriosi») I il periodo americano in cui rimescola tutte le carte (1935-37) I il periodo barocco (1938-48) / il periodo neometafisico.

Lo spettro di Bruto,1929,matita,26×15,5cm. Pubblicazioni: Giorgio de Chirico / Altri Enigmi2, Edizioni La Scaletta 1996

 

3. De Chirico ha prodotto poco.

 

I suoi quadri vanno guardati con una certa attenzione perché rappresentano ognuno un punto d’arrivo filosofico (e non solo pittorico). Circa 130 quadri fino al 1918 (come dire uno al mese), circa 130 nel periodo italiano classico e romantico, circa 250 nel periodo di Parigi (il più ricco), circa 150 negli Anni Trenta. Un corpus, pressoché completo, almeno fino al 1935, ci presenterebbe un pittore di 500 quadri. Nello stesso periodo Van Dick ne ha prodotti 1000 tanto per esemplificare, e pensate alle sterminate fatiche di Zervos attorno ai mirabili ventimila capolavori di Picasso…

Bozzetto di scena per il Teatro di Atene,1937, tempera e collage,22,7x30cm. Pubblicazioni: Giorgio de Chirico/ Altri Enigmi 2, Edizioni La Scaletta 1996

 

4. Bisogna credere a de Chirico.

 

Quando parlava di falsi, quando intentava nel ’48 un clamoroso processo agli analfabeti della Biennale di Venezia, quando indicava i falsi nei musei di Hannover, di Parigi, di Olanda e così via, era cosciente che quelle pennellatone di tipo ferrarese non ce le aveva lui sulla coscienza. E’ vero, lui intorno al ’25 aveva dipinto un gruppetto di quadri antedatati e altrettanto aveva fatto nel ’30 e ’40, ma quelle tele contro le quali si accaniva erano opera d’un altro. Il fantasma ha oggi nel mio archivio un nome preciso: Oscar Dominguez (e il suo corpus «dechirichiano» oltrepassa 30 numeri).

I contemplatori di rovine,1934,matita,24,5×28 cm. Pubblicazioni: Giorgio de Chirico/ Altri Enigmi, Edizioni La Scaletta 1983

 

5. Non sempre bisogna credere a de Chirico.

 

Molte volte, proprio per la fede nell’enigma, ha celato gelosamente le sue invenzioni più affascinanti. Per esempio, nell’introduzione della mostra 1921 parla del quadro Mercurio che rivela ai metafisici i misteri degli dèi come «cosa rara e destinata a pochi, quindi opera di grande destino»; ma soltanto pochi mesi dopo (in un contratto con Broglio) modifica il titolo con l’innocuo La statua che si è mossa. Oppure, dipinge un quadro fondamentale con il soggetto di Edipo e la Sfinge (nella posa malinconica come il mitico autoritratto «Et quid amabo nisi quod aenigma est?»), eppure nello stesso contratto di pochi mesi dopo Io intitola II tempio di Apollo (con quest’ultimo titolo il quadro è riemerso). Come si vede, per de Chirico il problema metafisico è avere una rivelazione, ma il corollario di quella intuizione nicciana è celarla «ermeticamente».

Afrodite,1948,matita e carboncino,13x17cm. Pubblicazioni: Il Disegno Italiano 25, Edizioni La Scaletta 2006

 

6. E’ prudente conoscerei documenti.

 

Certo resterà impossibile accumularli tutti, ma credo che anni di ricerca in questo senso possano stroncare le gratuite illazioni di studiosi nuovi-nuovi. Fino a poco fà, due capolavori giovanili recavano i titoli Paesaggio amalfitano e Marina con scogli (indicati dall’artista, si badi). Ebbene, alla luce di un catalogo del ’30 (Mostra del Novecento, Buenos Aires) ho ristabilito i titoli Prometeo e La Sfinge. Eppure, si stenta a crederlo, il soggetto è visibile a tutti, anche se celato nell’enigma della «doppia immagine» (che diventerà legge per il figlioletto Dalì). Quindi un archivio sufficiente permette non solo di evitare errori ma di arrivare al cuore di molte opere.

Costume di Diana,1937,tempera,38,2×25,3cm. Pubblicazioni: Il Disegno Italiano 25, Edizioni La Scaletta 2006

 

7. Il vero testimone è il quadro.

 

Tutti i documenti del mondo, tutte le dichiarazioni dell’artista, qualsiasi la documentazione, ogni sentenza penale verrà comunque a scontrarsi con la realtà vitale dell’opera. Un bel quadro metafisico datato 1912 non può essere di quella data, se la tela è a trama larga e di qualità italiana (ma nonostante tutto resta un buon quadro). E poi, ogni dettaglio è importante, a cominciare dal retro del quadro (grazie a etichette o strane scritture, ho potuto ricostruire storie insospettabili).

Progetto di Copertina per Vogue,1935-37,gouache,31x25cm. Pubblicazioni: Giorgio de Chirico/ Altri Enigmi, Edizioni La Scaletta 1983

 

8. De Chirico e mister Hyde.

 

Non è possibile comprendere de Chirico senza studiare il suo doppio la sua ombra, il suo alter-ego Andrea de Chirico, ovvero Alberto Savinio. Da una lunghissima analisi del suo lavoro ho ricavato più notizie su de Chirico di quante ne abbia rivelate il grande metafisico. La lettura corretta di Savinio può essere l’esca di una scoperta o la sua conferma: è il caso dell’interesse antico per il Risorgimento e la guerra di Libia («mistero mirabile») che significa per due fratelli una ricerca di radici e per l’iconografia dechirichiana 1913 l’apparizione della piazza gialla e grumosa come il deserto, oltre che dell’esotismo di banane e ananas.

Gli archeologi,anni50,matita e acquerello,29,5×19,3cm. Pubblicazioni: Il Disegno Italiano 28, Edizioni La Scaletta 2009

 

9. Bisogna conoscere molte opere.

 

E per farlo, non possiamo rivolgerci ai musei italiani (neanche le cantine Io hanno ospitato), ma girare il mondo (gli USA, la Germania, la Francia) e le case dei privati. Quelli che, al tempo in cui de Chirico veniva espulso dalla Biennale di Venezia o qualificato ebreo, al tempo in cui era visto di malocchio come fascista o falsario, compravano quelle straordinarie tele detestate dai sedicenti critici. Attenzione però: per guadagnare la fiducia di un collezionista ho impiegato a volte tre anni; so che per perderla basterebbe una parola. Abbiamo visto un periodo completo (alludo alle mostre di New York, Monaco, Parigi), ma, vista l’aria punitiva che assume lo Stato italiano (mentre i «sinistri» francesi liberalizzano il possesso dell’opera d’arte) apparteniamo all’ultima generazione che ha potuto studiare più della metà di quei 500 capolavori.

Partenza in villeggiatura,1936,tempera,24,4×20. Pubblicazioni: Giorgio de Chirico/ Altri Enigmi 2, Edizioni La Scaletta 1996

 

10. De Chirico è morto nel 1978.

 

Fino all’ultimo, ogni opera contiene trasalimenti metafisici e spesso chiavi segrete (quelle che de Chirico non forniva a voce) per sciogliere antichi enigmi. C’è chi lo ha dato per disperso nella Grande Guerra, c’è chi l’ha perso di vista in qualche sala degli Uffizi al tempo di «Valori Plastici», c’è chi l’ha ritenuto morto sotto gli zoccoli d’un cavallo o ucciso da qualche gladiatore nell’epoca Rosenberg, e c’è perfino chi (bontà sua …) giunge a ritenerlo affogato nei «Bagni misteriosi». Attenzione alle dichiarazioni di morte presunta: ogni generazione si sceglie il suo de Chirico.

L’oggetto misterioso,1960,matita,18×25,5cm. Pubblicazioni: Il Disegno Italiano 29, Edizioni La Scaletta 2010

 

Post Scriptum

 

De Chirico è uno scrittore. E grande. Non solo come inventore (Hebdomeros) ma come critico (che in realtà parlava sistematicamente dei fatti suoi). La saggia ironia dei suoi scritti è sintetizzata in una delle ultime dichiarazioni pubbliche, il discorso all’«Académie de France» per l’accettazione dell’abito verde e della feluca. «Essere arditi quando si ha un passato da compromette più grande della forza». Una epigrafe, per questo decalogo laico per comprendere (probabilmente) il più enigmatico e inquietante pittore del nostro tempo.

 

 

Maurizio Fagiolo dell’Arco
GIORGIO DE CHIRICO, ALTRI ENIGMI, 1983, Edizioni La Scaletta

 

 

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