Artista del mese: Achille Perilli

Ogni mese proponiamo un focus su un protagonista del disegno italiano e delle pubblicazioni La Scaletta. Questo mese parleremo di Achille Perilli.

 

IL CALDO SAPORE DELLA CARTA.

 

“All’inizio fu una necessità: la carta mi permetteva di provare senza spesa enorme tutte le esperienze pittoriche. La tela era nei suoi costi quasi impossibile. Dipingevo su tutto: cartoni, tela di sacco, cotoni vari, vecchie tele di dritta e di volta; ma ogni volta era un rischio: la possibilità, sbagliando di dover buttare via un supporto così prezioso. Ma la carta no. Carta extra-strong, carta di quaderno, vecchi fogli di registri, carte già usate, carte recuperate: tutto permetteva uno sperimentare rapido e caotico. Non ancora mi era venuto sotto l’occhio il mondo cartaceo di Schwitters né i papier dechirées di Arp, né i collages di Magnelli: dove la carta era ed è “l’immagine”, il valore pittorico per eccellenza.

 

Ancora navigavo sul foglio di carta, inteso come preparazione ad un successivo approfondimento sulla tela, un modo di sbagliare prima per non sbagliare dopo.

 

Quando, arrivando per la prima volta a Parigi nel ’47, prendo il vizio della carta.

 

È un vizio sottile, giustificato, nel caso, in quel caso, dal ristretto spazio delle camere d’albergo dove abitavo: Hotel des Ecoles, rue Delambre su a Montparnasse o giù Hotel Taranne a bld Saint Germain. Vecchi alberghi con il gabinetto nel corridoio, il lavandino in camera, i duri letti francesi, un piccolo tavolo di legno. Lavorare su quel tavolo o sul pavimento era consentito solo usando fogli di carta o di cartoncino colorato di limitate dimensioni.

 

Erano le prime vere carte, carte preziose variate nei colori, negli spessori, nei toni.

Senza titolo, [Parigi ] 1948, tempera,  65×49,3 cm. Pubblicazioni: Achille Perilli / Carte 1946-1957, Edizioni La Scaletta 2005

 

E guardando attraverso il buco della serratura della pittura di Klee mi si rivelò un profondo segreto: non esistono supporti ricchi o poveri, tela o carta, ma solo materia, dalla quale far emergere l’immagine: quella che sta nuotando nel più profondo inconscio.

 

Prima era nei magazzini all’ingrosso, che la mia mano scorreva sulle tele e sui cotoni, tele per imballaggi, cotoni per lenzuoli, sacchi per lo zucchero, stracci recuperati, balle di lino: ora nei negozi per pittori vagavo tra scaffalature di carte, cartoncini colorati, “papier a la main”, “papier a la forme”, carta Richard de bas, carte a la main Arches, carte Duchêne.

 

Era la calda sensualità della carta che mi attirava con le sue venature, i suoi toni, le mille differenze di bianco, il suo modo di catturare la luce, la sua leggerezza, il suo peso, il suo disporsi per le materie le più diverse, le tecniche più sofisticate.

 

Ma, prima ancora in qualche pomeriggio primaverile a Meudon, nello studio di Magnelli, dove di solito si potevano vedere solo i quadri dipinti tre anni prima (per Magnelli la pittura era come il Barolo: poteva entrare in circolazione solo dopo un triennio di maturazione) alle volte uscivano serie di collages realizzati con carte catramate, cartoni ondulati, carte da legature, materiali vari, persino un rastrello per il fieno: e allora queste materie perdevano la loro specificità per diventare rapporti di peso, di luce per sostituirsi ai colori ad olio.

 

Materia solo e non più supporto ma ancora con l’aristocratico atteggiamento del collage cubista o futurista, frammenti di realtà sistemati con una ottica razionale e disposti secondo volume, natura, tono.

 

Ma, come Klee e Kandinskij mi avevano rilevato la lievità aristocratica della carta come supporto; ora Schwitters, Hausmann, Hanna Hoch, Arp, in modi diversi e contrastanti mi andavano rilevando il valore della carte come strumento di liberazione automatica, capace di mescolare il pentolone dell’inconscio e farne uscire i più succolenti succhi, aromi, spezie e sapori.

Senza titolo, 1949, inchiostro, 42,8×60,7 cm. Pubblicazioni: Achille Perilli / Carte 1946-1957, Edizioni La Scaletta 2005

 

 

Il colore liso dalle intemperie, lo strappo senza controllo, il solare decadere del tono, il perdersi del significato originario, il sovrapporsi irregolare, l’immagine manomessa, rimontata, distorta, la caduta del valore delle materie nobili: olio, tempera, smalto: tutto questo mi accrescevano le possibilità creative, mi favorivano percorrenze stravaganti, mi consentivano un’ulteriore liberazione dal mondo retinico, per facilitarmi l’ingresso in una dimensione diversa del creare.

 

Era solo l’inizio del mio viaggio all’interno dell’universo cartaceo.

 

Andavo ancora a ricercare i cataloghi di carte, cercando di decifrare quei valori di qualità, di tatto, di trasparenza, di luminosità, di resistenza, che davano caratteri genetici delle varie carte e ancora non ero arrivato al libro.

 

Fu da Tzara, nel suo caotico appartamento, enorme magazzino di quadri, sculture, collage, maschere africane e soprattutto libri che scoprii il “libro” oggetto realizzato con carte raffinate, legature stravaganti, moduli di impaginazione, scelte di caratteri, pressione dei piombi, tirature limitate, illustrazioni preziose.

Studio per due forze nello spazio, 1950, tempera, 48×63,1 cm. Pubblicazioni: Achille Perilli / Carte 1946-1957, Edizioni La Scaletta 2005

 

 

Ed è intorno al finire degli anni ’50 che mi nacque la voglia di editare, con sigle editoriali diverse, i miei libri.

Le edizioni de l’Esperienza Moderna, le edizioni di Grammatica, la casa editrice Grafica con il mio amico Luciano Cattania, ed oggi la “Librericciuola” sono state nel loro svolgersi le varie tappe di una esperienza, che mi è nata negli anni ’50, girando per le colorerie e cartolerie e “papeterie” a Parigi, per una lussuria lontano, che va dall’odore ancora fresco della carta frusciante di inchiostri e colori quello stantio di certi magazzini di libri usati, librai della carta da macero, librerie oscure e poco illuminate, con gli scaffali colmi di stravaganze librarie.

Senza titolo, 1946, tempera, 47,9×62,6 cm.Pubblicazioni: Achille Perilli / Carte 1946-1957, Edizioni La Scaletta 2005

 

 

E mi sento come un cane da tartufi quando riesco a penetrare tra scaffalature e armadi, tra scatole e mensole a ricercare e a soddisfare questo mio caldo desiderio di carta”.

 

Achille Perilli
ACHILLE PERILLI / CARTE 1946-1957,  2005, Edizioni La Scaletta

 

 

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